Perché l'ho fatto
Fino a poco tempo fa le attività, le ore e le spese della mia azienda vivevano in tre posti: un foglio Google, il calendario e la mail. Ognuno faceva la sua parte, nessuno teneva il quadro intero. Per sapere a che punto era una cosa dovevo aprirli tutti, e ricordarmi dove l'avevo scritta.
Ho guardato i software già pronti. Nessuno si adattava al mio modo di lavorare: mi chiedevano di cambiare abitudini per stare dentro la loro logica, e non il contrario. A quel punto la domanda è cambiata. Se lo strumento giusto non esiste, posso costruirlo? Oggi, con l'intelligenza artificiale, si può. Ed è lì che un'applicazione su misura fa la differenza: «La soluzione custom si adatta al 100% alla tua azienda».
Così è nata Activity 2.0, l'applicazione con cui oggi seguo attività, ore e spese.

Una settimana, com'è andata davvero
Gli strumenti sono stati questi: Claude Code, un assistente che scrive il codice a partire dalle istruzioni, e un framework web standard, in locale sul mio computer. Il tutto con il contributo di Grok Bot.
Non racconto la settimana giorno per giorno, perché il punto non è il calendario. Il punto è un altro: ho capito che l'applicazione funzionava solo a fine settimana, quando ho cominciato a usarla davvero, sul mio lavoro. Prima vedevo schermate che sembravano a posto. Con le attività vere si è visto che cosa reggeva.
È la prima cosa che direi a chiunque ci provi. Un'applicazione si giudica sul lavoro di tutti i giorni, non sulla dimostrazione.
La parte difficile non era il codice
Il codice lo scrive l'assistente, e lo scrive in fretta. La parte difficile è sapere che cosa chiedergli. E, quasi di più, che cosa non chiedergli.
Resistere alle funzioni in più
Prima di cominciare conviene fissare l'MVP, il minimum viable product: la versione più piccola che fa davvero il lavoro per cui l'applicazione nasce. Sembra un dettaglio da informatici. È invece la decisione che salva il progetto.
Con l'IA aggiungere una funzione costa pochi minuti, e proprio per questo è pericoloso. Ogni aggiunta sembra gratis, ma allontana dal problema da cui si era partiti. L'ho imparato così: «La voglia di inserire features aggiuntive: sembra così facile, ma si perde la strada e il prodotto lo carichi di features che userai 3 volte nella vita. Bisogna resistere e stare aderenti all'MVP.»
Dire all'IA anche che cosa non deve fare
Una richiesta fatta bene non descrive soltanto che cosa deve fare l'applicazione. Dice anche che cosa non deve fare, e quali sono i limiti. Se lasci spazio, l'assistente rischia di riempirlo con cose che non hai chiesto. Se gli metti i confini, lavora dentro quelli, e il risultato somiglia a quello che avevi in testa.

Distinguere ciò che conta dal rumore
Qui l'esperienza serve più della tecnica. Quali attività contano davvero nel mio lavoro e quali sono rumore lo so io, dopo anni passati a farlo; l'IA non può saperlo al posto mio. Può costruire quasi tutto quello che le chiedo. Scegliere che cosa chiedere resta un lavoro mio.
Se ricominciassi
Ripartirei da una regola, scritta prima della prima riga di codice: «Progetto e MVP ben ponderati, e poi nessuna deviazione. Le aggiunte si faranno dopo l'uso vero.»
Ben ponderato vuol dire passare più tempo a decidere che cosa entra che a costruirlo. Le idee nuove non si buttano: si annotano, e si riprendono quando l'uso vero dice se servono.
Che cosa vuol dire per una PMI
Una piccola o media impresa può fare lo stesso percorso? Credo di sì, con una condizione che non metterei in discussione: senza almeno una persona tecnica di riferimento è meglio non partire. Non parlo di un reparto informatico. Parlo di qualcuno che sappia leggere quello che l'assistente ha prodotto e accorgersi quando qualcosa non torna. Non deve scrivere il codice al posto vostro: deve essere la persona a cui chiedere prima di fidarsi di quello che si vede sullo schermo.
Il titolare, da parte sua, porta quello che nessuno strumento sa: come lavora davvero l'azienda, che cosa conta e che cosa è rumore. Senza questo, anche la persona tecnica più brava costruisce la cosa sbagliata, solo più in fretta.
C'è poi una domanda da farsi presto: dove vanno i dati. Se nell'applicazione finiscono informazioni delicate, di clienti, pazienti o dipendenti, conviene pensarci all'inizio, non dopo. Ne parlo nella pagina sull'IA in locale.

Da dove partire
A un titolare che vuole provarci domani mattina darei un consiglio solo: scegliere un processo, piccolo e fastidioso, e partire da lì. Non il gestionale intero, non il progetto che cambia l'azienda. Quella cosa che ogni settimana porta via tempo e che nessuno ha voglia di fare. Per me erano attività, ore e spese sparse fra tre strumenti.
Un processo piccolo ha due vantaggi. Si capisce in fretta se l'applicazione funziona, perché la si usa subito sul lavoro vero. E se non funziona si è perso poco, e si è imparato che cosa chiedere la volta dopo.
Se non è chiaro quale sia il vostro, nella pagina sull'intelligenza artificiale per PMI c'è un test di 5 domande che aiuta a capire da dove può partire l'IA nella vostra azienda. Se invece il processo l'avete già in mente e volete raccontarmelo, mi trovate nella pagina Contatti.